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La reputazione non si gestisce più. Si progetta.

La reputazione non si gestisce più. Si progetta. – Step Change Studio Insight

In sintesi · lettura 4 min

  • In Italia il 79% delle persone esita a fidarsi di chi ha valori o fonti diverse dalle proprie (Edelman 2026).
  • Social e video superano TV e siti editoriali come fonte di news, ma la fiducia nelle news scende al 37% (Reuters Institute).
  • Dalla media planning alla trust planning: la domanda diventa “di chi si fida il nostro target?”.

Per molti anni brand e reputation hanno vissuto in stanze separate. Il marketing costruiva awareness e consideration, le PR proteggevano la reputazione, il social team gestiva le piattaforme, il customer care rispondeva ai clienti. Quel modello organizzativo è sempre meno compatibile con il modo in cui oggi si forma un’opinione.

Una persona può conoscere un’azienda attraverso TikTok, verificarla su Google, leggere Reddit, chiedere a un chatbot, incontrare una recensione, guardare il CEO su LinkedIn e parlare con un dipendente prima ancora di visitare il sito ufficiale. La reputazione è diventata un sistema distribuito.

Viviamo dentro cerchie di fiducia sempre più piccole

L’Edelman Trust Barometer 2026 descrive una società sempre più “insulare”: globalmente sette persone su dieci dichiarano esitazione o riluttanza a fidarsi di chi ha valori, fonti informative o visioni differenti dalle proprie. In Italia il dato arriva al 79%.

Per i brand la conseguenza è importante: non basta più comprare reach, occorre riuscire a entrare nelle reti di fiducia delle persone. Edelman rileva, per esempio, che tra chi già considera credibili determinate categorie di influencer, una raccomandazione può spingere una quota rilevante di persone a riconsiderare persino un’azienda verso la quale nutriva diffidenza. Il creator smette così di essere soltanto un media e diventa un potenziale intermediario di fiducia.

Il paradosso delle piattaforme

Parallelamente, il Reuters Institute registra un’altra trasformazione. Nel Digital News Report 2026 social e video platform diventano per la prima volta, mediamente, fonti di informazione più utilizzate di TV e siti o app editoriali. Ma proprio mentre cresce l’utilizzo delle piattaforme, la fiducia complessiva nelle news scende al 37%, il minimo registrato dalla ricerca, e il 62% degli intervistati si dice preoccupato per fake news e informazioni fuorvianti online.

Frequentiamo maggiormente gli ambienti di cui ci fidiamo meno.

Per le aziende significa che reputazione e media strategy devono essere progettate insieme.

Vaseline Verified: migliorare la conversazione invece di interromperla

Milioni di contenuti social suggerivano utilizzi alternativi della vaselina: alcuni utili, altri meno sicuri. Invece di combattere il fenomeno, Vaseline ha coinvolto i propri ricercatori per verificare scientificamente gli hack nati dalla community. Quelli corretti ricevevano la certificazione del brand; quelli sbagliati venivano spiegati e smentiti.

Il progetto ha unito R&D, creator, social content, commerce e reputation in un unico sistema. Unilever riporta oltre 136 milioni di social views dalla partenza dell’iniziativa, che ha raccolto nove premi a Cannes Lions 2025.

La parte più interessante non è il premio, è il ruolo assunto dal brand. Vaseline non ha detto alla community “smettete di parlare del nostro prodotto”. Ha detto: “continuiamo questa conversazione insieme, ma rendiamola più utile e affidabile.”

Dalla media planning alla trust planning

Potrebbe essere uno dei cambiamenti più importanti dei prossimi anni. La domanda non sarà soltanto “dove troviamo il nostro target?”, ma “di chi si fida il nostro target?”. E quindi: quali giornalisti, creator, dipendenti, esperti, clienti, community e fonti proprietarie possono contribuire nel tempo a costruire credibilità?

Significa anche preparare contenuti abbastanza solidi e coerenti da essere interpretati correttamente dai motori AI, che stanno diventando un ulteriore punto di accesso all’informazione.

Il punto di vista Step Change

La reputation strategy non dovrebbe intervenire soltanto quando c’è un problema. Dovrebbe creare continuamente evidenze: opinioni competenti, dati proprietari, clienti soddisfatti, esperti credibili, esperienze coerenti, leadership visibile.

Nel nuovo ecosistema mediatico il brand non controlla più la propria narrazione. Può però aumentare enormemente la probabilità che gli altri la raccontino bene.

Spunto di lavoro

Se un potenziale cliente chiedesse oggi a dieci fonti diverse “posso fidarmi di questa azienda?”, quante risposte coerenti troverebbe?

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